Mission

Il senso del nostro fare.

Lavoriamo ogni giorno, lavoriamo nel dettaglio cercando di curarlo al meglio. Ma con un fine ultimo: ci aiuta a fare, capire e progettare. Non vogliamo ripeterlo spesso né farne un’identità da contrapporre ad altre. Vogliamo viverlo e condividerlo.

Abbiamo come riferimento una pagina di Lettera a una professoressa della Scuola di Barbiana di don Lorenzo Milani. Dice così: “Cercasi un fine. Bisogna che sia onesto. Grande. Che non presupponga nel ragazzo null’altro che d’esser uomo. Cioè che vada bene per credenti e atei. Io lo conosco. Il priore me l’ha imposto fin da quando avevo 11 anni e ne ringrazio Dio. Ho risparmiato tanto tempo. Ho saputo minuto per minuto perché studiavo. Il fine giusto è dedicarsi al prossimo”.

Per noi dedicarsi al prossimo significa educare. Prenderci cura. Aiutare ciascuno, fin dalla più giovane età, a diventare se stesso, a coltivare il proprio desiderio di felicità. Nella relazione: in famiglia, tra i pari, con le altre figure educative.

E in questo secolo come vuole amare se non con la politica o col sindacato o con la scuola?”, domandano gli studenti di don Milani alla professoressa? Noi aggiungiamo: o con la cooperazione sociale? Perché è coniugando impresa e solidarietà, praticando partecipazione e democrazia che possiamo rendere il mondo più abitabile per tutti.

 

Per tutti, ora: coltivando le differenze e scommettendo sulla loro arricchente convivenza. Per tutti, nel futuro: coltivando la speranza come principio che muove l’educare. Scrive il poeta Kuang-Tsen: “Se fai progetti per un anno, semina il grano. Se i tuoi progetti si estendono a dieci anni, pianta un albero. Se i progetti abbracciano cento anni, educa un popolo”.

Con l’aiuto di tutti: si può costruire in modo profondo e duraturo solo se tutta la comunità è educante. Per questo ogni azione educativa è sempre formativa e politica: guarda al contesto globale, coltiva la dimensione personale, percorre in modo partecipato le strade del cambiamento.